ORANFOOD - LA CARNE

Terzo e penultimo appuntamento della prima serie di Oranfood. Questa settimana insieme alla nostra dietista Serena Manzocco abbiamo affrontato il tema della sostenibilità della produzione della carne. Ovviamente abbiamo analizzato la produzione di carne in allevamenti intensivi e non il molto più virtuoso percorso degli allevamenti piemontesi.

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D. Come è cambiato negli anni il consumo di carne?

SERENA: Nella seconda metà del Novecento il consumo globale di carne è aumentato di 5 volte, passando dai 45 milioni di tonnellate consumati nel 1950 agli attuali 300 milioni di tonnellate. Secondo le stime della Fao, questo consumo è destinato a raddoppiare entro il 2050.
Oggi, il consumo medio di carne nei Paesi industrializzati è di circa 80 chilogrammi per persona all’anno, a fronte di una media di 20 chilogrammi in Africa. Anzi, in alcuni paesi del Sahel la media è di appena 6 chilogrammi.

D. Questo grande consumo di carne ha un qualche impatto sull’ambiente?

SERENA: Con il 14,5% delle emissioni totali di gas serra, il settore zootecnico è una delle principali fonti di gas climalteranti, più del settore dei trasporti, che contribuisce per il 13%.
E sono le grandi aziende industriali quelle che hanno il maggior impatto negativo sull’ambiente.
Un terzo delle terre coltivate nel mondo è utilizzato per coltivare un miliardo di tonnellate di mangimi, soprattutto soia e mais.
Il problema maggiore è l’allevamento di bestiame: in Brasile, dove si trova la seconda concentrazione di bovini più grande del mondo, oltre il 60% delle terre deforestate è destinato al pascolo. Così, un quinto della foresta amazzonica originaria è stato eliminato per lasciare spazio alle fabbriche di carne.
Oltre il 30% delle terre coltivate sono utilizzate per produrre mangimi per il bestiame. In Europa va pure peggio: addirittura il 60% dei cereali coltivati nell’Unione europea sono utilizzati per l’alimentazione degli animali.
La necessità di produrre enormi quantità di mangime ha portato a un’intensificazione della produzione agricola che determina la perdita di fertilità del suolo.

D. Ciò inciderà sul consumo di acqua….

SERENA: Il 23% dell’acqua dolce disponibile sul pianeta è utilizzato per l’allevamento del bestiame.
Se si tiene conto, delle quantità necessarie ad abbeverare gli animali e quelle necessarie a irrigare il mangime, negli allevamenti intensivi, per produrre un chilogrammo di carne bovina sono necessari circa 15.500 litri d’acqua e 4.325 litri per ogni chilogrammo di pollo allevato.
La perdita di biodiversità
L’industria ha inoltre incoraggiato l’uso di razze e ibridi che crescono rapidamente e si adattano alla vita nelle stalle, contribuendo così alla scomparsa di molte razze animali tradizionali.
Negli Stati Uniti, il 60% del bestiame allevato nelle grandi aziende industriali proviene da tre sole razze: Simmental, Hereford e Angus.
Il settore zootecnico è il principale responsabile della perdita complessiva di biodiversità sul nostro pianeta.
Un quarto delle razze animali sopravvissute rischia di estinguersi nei prossimi anni.

D. Quindi un grande consumo di carne ha conseguenze dirette anche per la nostra salute?

SERENA: In Occidente, il consumo di grassi e le proteine animali è eccessivo, al punto da causare malattie. È provato che un consumo elevato di grassi sia associato a malattie cardiache, diabete, alti livelli di colesterolo nel sangue e alcune forme di cancro.
Gli animali nelle stalle industriali ricevono regolarmente antibiotici per prevenire le malattie, molto comuni a causa degli spazi ridotti. Questi antibiotici finiscono nel letame, e quindi nel suolo e nelle falde acquifere. E, se ciò non bastasse, nei prodotti finali a base di carne..
Le aziende agricole utilizzano il 70% degli antibiotici prodotti nel mondo. Negli Stati Uniti, l’80% del totale degli antibiotici prodotti è destinato all’industria zootecnica.

D. Immagino che ci siano conseguenze dirette anche per gli animali…..

SERENA: Gli allevamenti industriali e intensivi riducono gli animali a semplici macchine e materie prime.
Gli animali trascorrono spesso la loro breve e dolorosa vita confinati in gabbie strette e piccoli spazi, spesso sono addirittura legati.
Se costretti in spazi angusti e affollati, gli animali sviluppano comportamenti anomali e diventano aggressivi.
Le mucche mangiano naturalmente solo erba o fieno, trasformando la cellulosa presente nell’erba (che l’uomo non può digerire) in proteine altamente nutrienti. I cereali, invece, sono adatti al consumo umano e non a quello dei ruminanti.
Impedire ai bovini di ruminare causa loro problemi di salute.
Negli allevamenti industriali, i bovini mangiano soia, insilati di mais, sottoprodotti industriali (compresi etanolo, fruttosio e derivati dello sciroppo di mais), cereali, integratori e, naturalmente, antibiotici al posto di erba e fieno. Questa dieta innaturale produce gonfiore allo stomaco, diarrea e altri problemi.
In un contesto globale in cui le terre coltivabili sono sempre più difficili da trovare e la popolazione sta crescendo, nutrire gli animali con il grano non ha senso, in quanto mette in competizione persone e bestiame.

D. Tutto questo ha anche un qualche impatto sociale?

SERENA: Nel 2010 i prezzi dei prodotti alimentari hanno raggiunto i livelli più alti dagli anni Novanta.
La crescita della domanda di prodotti agricoli non è dovuta solo alla crescita demografica, ma anche all’uso di queste risorse per scopi diversi dall’alimentazione umana (mangimi e biocombustibili), alla svalutazione del dollaro, all’aumento dei prezzi dei combustibili e alla speculazione finanziaria.
Nel Sud del mondo, il consumo di carne è un lusso e la fame è la principale causa di morte. Ad oggi, 900 milioni di persone non hanno accesso al cibo o sono sottonutrite, mentre 1,9 miliardi di persone sono in sovrappeso.

D.Quali abitudini di consumo sarebbe meglio adottare ?

SERENA: Moderando le nostre abitudini alimentari, possiamo costruire un mondo più giusto.
C’è abbastanza terra, acqua e aria nel mondo per soddisfare i bisogni di tutti, ma solo se adottiamo abitudini di consumo più equilibrate e aboliamo lo spreco alimentare. Un miglior sistema di allevamento è possibile.

Ulteriori informazioni:
orangym.nizza@gmail.com
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